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Stagione #1 - Primavera. Appennino centrale. La nostra prima pandemia.

Miozzi – I Quarantozzi hanno un cane, Miozzi. A 100 metri dalla porta di casa loro inizia un sentiero che porta nel bosco. Miozzi sente odore di primavera e di amore interessato. Il sentiero appartiene allo sterminato territorio verde dell’Abruzzo ed è molto poco frequentato.

L’Abruzzo, in primavera, è un’isola relativamente poco contagiata, non travolta dall’emergenza ospedaliera innescata dalla pandemia, drammatica altrove.
Ma non si può uscire, se non per necessità. 

Miozzi è il motivo per varcare la soglia di casa, necessariamente e strumentalmente, il bosco è il naturale richiamo per evitare qualsiasi incontro e far riposare gli occhi intrappolati in schermi di tutti i tipi, per la maggior parte del giorno.

Fortunati, i Quarantozzi, ora; di meno vent’anni fa, quando decisero di venire ad abitare qui in uno dei centri dell’Appennino che si spopola, raggiunti malissimo dai mezzi pubblici e senza servizi, se non hai la patente e la macchina, per tacere della connessione internet.

Lavoro – Dopo anni trascorsi a inseguire multiformi “Diciassette barrati”, la parola smart working fa irruzione in casa Quarantozzi come un’avveniristica realtà.  Durante la quarantena, lavorare da casa, per chi può, è misurarsi con la propria responsabilità e con il frigorifero pieno; per chi non può, è aspettare sostegni dallo Stato o inventarsi soluzioni per adeguare il proprio lavoro e cercare di riempire il frigorifero.

La scoperta del tempo da usare in modo nuovo è l’altro ignoto che visita casa Quarantozzi.

f o u r seasons

Come abbiamo imparato ad amare di più il margine,
tantissimo il cane, per niente la pandemia.